"Non so nemmeno che sentimento fosse, davvero, so solo che ce n’era tanto."
"Io c’ho bisogno di parecchia calma, accendo fuoco alla mia canna prima che il mio corpo prenda in mano un’arma!"
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Qualcuno ti aspetta, i brividi si perdono per strada. Qualcuno cerca di raggiungerti o almeno di farsi notare, di bere un caffè, di starti a sentire dicendo che hai ragione. Magari sono troppi, magari son troppo niente. Cosí ci tiriamo avanti con le facce addomesticate, infastiditi, impreparati, e niente che assomiglia a essere stupiti. In fin dei conti sono rituali, ci ripetiamo con qualche variante, ci stanchiamo con qualche preoccupazione. Scivolano le persone, come goccioline inevitabili su un ombrello dei cinesi che prima o dopo si sfilaccerà. Arriverá il peso, o il caso. Un´idea con due braccia e un cuore che sanno fermarti il mondo, e le fermate le decidi tu. Non vivremo per sempre, ogni anno di meno é un anno di piú che aspetti. Ti raggomitoli sul divano come un gatto che ha bisogno della sera per tornare a casa, con le ginocchia infilate sotto il lungo maglione. Stai a guardarti le mancanze. Ma le mancanze sono riflessi delle presenze e dunque tu guardi i contorni di chi c´é stato e sparisce un po´ogni giorno, stai a guardarti sogni scaduti.

Hai fatto dell´appendiabiti un appendi sogni, scegliendo quale stirare, quale cura dargli, quale vestire ogni giorno e sporcare e consumare. É vero, usiamo le cose piú le cose che ci piacciono e tu li hai usati tutti i tuoi sogni belli quando si trattava di amare. All in. Un bel giorno finiamo per diventare di tutti e di nessuno o di nessuno e manco nostri e mentre contiamo gli anni ci tremano i pensieri. Ricordo di come con il tuo sorriso sempre acceso hai messo il tuo amore in bottiglia, chiuso il tappo e lasciato ai passi del vento sul mare. E noi che seguivamo la traiettoria, sperando di ritrovarla per qualche scherzo delle correnti anche se non ci saremmo mai mossi da qui.

Le maree ora le hai dentro di te, siamo tutti cambiati e se ci guardiamo non ci vediamo dentro, le scogliere che ci arginano servono per non crollare. Con nessuno. Su nessuno. Brividi regalati, appendi sogni impolverati. Tutto il mio sempre che mi rimane per te. Ci sparpagliamo, sono solo notti e poi di giorno ci malediciamo. Che abbiamo sbagliato il misurino per darci, o le parole per scalfirci, la forza di esserci. É quasi mattina e non sappiamo sputarci sospiri, né parole sulla pelle. Forse quelli come noi non sono bravi a fare casa, ad aspettarsi, ad agganciarsi sul binario insieme. Hai rimesso l´amore in bottiglia, una di quelle di plastica stavolta, che vanno al riciclo e vivi di te, che sei molto. Tornerá qualcuno con una bottiglia nuova e ti dirá che é la tua. E tutto il mio sempre si restringerà caldo come in lavatrice al ricordo. Con i brividi a perdere. E i pensieri a tremare. Amore.

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"Lui tornerà ad essere un estraneo dopo che avrete fuso le vostre vite in una sola, vi siete confidati i segreti più nascosti e avrete abbattuto il muro di qualunque pudore. Sarete due estranei anche se conoscete il ritmo del vostro sonno, i vostri odori, le vostre abitudini. Due estranei che si conoscono meglio di chiunque altro e le cui vite non si incroceranno mai più se non per caso."
"Le persone dovrebbero lasciarsi prima di arrivare a quel punto. Dove sono arrivati loro. Perché poi ti resta addosso troppo male.
Invece non succede: si arriva fino in fondo, si scola tutta la merda, anche quella che non vi spetta, che rigurgita dai tombini, quella dell’intero palazzo, dell’intera città, di tutte le coppie che si sono lasciate prima di voi, contemporaneamente a voi. Perché la merda parla nei suoi canali sotterranei e si consulta. Tutte le coppie che si lasciano s’infilano nello stesso buco, ripetono lo stesso giro nel castello degli orrori.
No, non bisognerebbe arrivare dove sono arrivati loro.
Ai primi sintomi bisogna andarsene, lasciare il campo. Tanto non va meglio, va peggio e peggio.
Invece la gente non lo sa. La gente spera e continua a stare male.
Ma nessuno sa quanto, solo chi l’ha vissuto sa quanto si sta male.
Quando torni e quando vai. Quando cominci a scaraventare le cose, la tazza del caffè dove ti sei versato il vino, il mucchio dei cd. Quando il bambino piccolo piange e quello grande respira soltanto, come un gatto che non deve farsi trovare. Perché ha già imparato. E tu nemmeno li guardi, i tuoi figli, perché semplicemente non li vuoi tra le palle. Perché non vorresti avercele mai portate le tue palle nel mondo. Perché davvero senti di non valere niente. È lei che ti ha ridotto così."
"Ho forse chiesto più di quel che meritavo di avere?
O forse più di quel che pensavo di poter sentire?"
"

Tutte quelle parole
Che poi avrei voluto trasformare in poesia
Erano solo un modo
Per trovare un finale

E invece ora sono qui
A risposare
Senza più sperare
Perché non c’è un finale da cercare
Ma c’è ne uno semplicemente da accettare

"
"

Strano modo di lasciarsi addomentare
Con qualche distanza da colmare
Ma senza nessun peso all’altezza del cuore
Solo un ricordo che vedo sfumare

È rimasto solo il bene
Che si fa ricordare
E il male non riesce più a lottare
Anche per lui è arrivata l’ora di riposare

Ho posato le parole
Sull’acqua così non potranno più tornare
Solo viaggiare
Verso nuove mete dove io non potrò arrivare

Cuore mio
Ora sono io a non volerti più ascoltare
È arrivato il tempo di perdonare
Lasciandoti per sempre andare

"
"Non ho mai sentito di appartenere a nessun posto. Ma tu mi fai sentire come se ci fosse un posto per me."
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